Gay & Bisex
L'incidente in cantiere
08.12.2025 |
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"Le sue dita si muovevano con una fame crescente, accarezzando la nuca di Filippo, sentendo il calore della sua pelle..."
Il sole filtrava a fatica tra le fronde fitte, dipingendo strisce tremolanti di luce sulla terra battuta del cantiere. L'odore acre del pino si mescolava a quello più pungente del cemento fresco e della segatura. Un ronzio costante, quello di una sega circolare, riempiva l'aria, interrotto solo dal fruscio del vento tra gli alberi e dal canto lontano di qualche uccello. Erano soli, Roberto e Filippo, in quella radura sperduta, un’isola di rumore meccanico in un mare di silenzio naturale. La casa, ancora uno scheletro di travi e mattoni, si ergeva spigolosa contro il cielo azzurro, una promessa di rifugio che, per ora, offriva solo pericoli.Roberto, un uomo massiccio con braccia che sembravano tronchi d'albero, stava maneggiando con perizia la sega a banco, i suoi muscoli tesi sotto la maglietta sudata. Il frastuono della lama che mordeva il legno era assordante. Filippo, più esile ma non meno forte, portava sacchi di malta su per una rampa improvvisata, il respiro un fischio leggero. Il sole di metà mattina picchiava già forte, facendo brillare il sudore sulla loro pelle.
Un attimo di distrazione, un rumore improvviso dal bosco, un guizzo di un animale, forse, e la mano di Roberto scivolò. La sega, un attrezzo pesante e tagliente, gli sfuggì di lato, strisciando con una velocità impensabile lungo il suo corpo. Un grido strozzato, più un gemito di sorpresa che di dolore, gli sfuggì dalle labbra. La sega cadde a terra con un tonfo sordo, la lama ancora vibrante.
Filippo, udendo il rumore insolito, si bloccò a metà scala, il sacco sulla spalla che gli tirava i muscoli.
«Roberto? Tutto bene?» la sua voce era tesa, un filo teso nell'aria.
Roberto si piegò in due, una mano premuta sulla coscia, l'altra a stringere il fianco. Il suo respiro era affannoso, un gorgoglio rauco.
«No. Non... non va bene.»
Filippo lasciò cadere il sacco con un tonfo, sollevando una nuvola di polvere. Scese la scala a balzi, il cuore che gli martellava nel petto. Roberto si era lasciato cadere in ginocchio, il volto pallido, gli occhi spalancati per lo shock. Una macchia scura si allargava rapidamente sui suoi pantaloni da lavoro, all'altezza della coscia.
«Cazzo, che è successo?» Filippo si accovacciò accanto a lui, la sua voce ora bassa e urgente.
Roberto tolse la mano, rivelando una ferita, un solco rosso che partiva dalla metà della coscia e risaliva fin sopra il fianco, scomparendo sotto la maglietta. Un taglio netto ma lungo, che pulsava lentamente, sputando sangue scuro.
«La sega... mi è scivolata.» Roberto stringeva i denti, un tremito gli scuoteva il corpo. «Cazzo, brucia.»
Filippo vide il sangue pulsare, la vista gli fece stringere lo stomaco. La paura gli mozzò il fiato per un istante. Poi, l'istinto prese il sopravvento.
«La cassetta del pronto soccorso! Dove cazzo l'abbiamo messa?» Filippo si alzò di scatto, gli occhi che frugavano freneticamente tra gli attrezzi sparsi.
«Nel furgone. Sotto il sedile del passeggero.» Roberto indicò con un dito tremante.
Filippo corse al furgone, aprì la portiera con uno strattone, rovistò sotto il sedile finché non trovò la cassetta rossa, piccola e anonima, la portò indietro.
«Dobbiamo pulirla subito.» Filippo si inginocchiò di nuovo, la cassetta aperta sul terreno polveroso. Tirò fuori garze, disinfettante, una benda. «Dobbiamo toglierti i pantaloni.»
Roberto annuì, il volto contratto in una smorfia di dolore. Ogni movimento era una tortura.
«Aiutami.»
Filippo si rimboccò le maniche, il suo sguardo concentrato sulla ferita. Con mani tremanti, iniziò a sbottonare i pantaloni di Roberto. Il tessuto, ormai intriso di sangue, si incollava alla pelle. Filippo tirò giù i pantaloni con delicatezza, scoprendo la ferita in tutta la sua lunghezza. Il taglio non era molto profondo, un solco irregolare che seguiva la curva della coscia e poi risaliva, quasi fino all'ombelico. La maglietta di Roberto era ormai un trappola, il tessuto tirava sulla pelle ferita.
«Anche la maglietta.»
Roberto emise un gemito mentre Filippo gli sfilava la maglietta. Il tessuto ruvido sfiorò la ferita, provocando un'ondata di dolore acuto. Poi, la maglietta venne via, rivelando il busto muscoloso di Roberto, ora segnato da quel lungo, rosso squarcio.
I suoi pantaloni e la maglietta giacevano in un mucchio insanguinato. Le mutande, strappate dalla lama, penzolavano a brandelli, ormai inutili. Roberto era completamente nudo.
Il suo corpo, solitamente celato sotto gli abiti da lavoro, era ora esposto, vulnerabile. La pelle chiara contrastava con il rosso vivo della ferita. I peli scuri sul petto e sull'addome formavano una linea che scendeva verso il bacino, dove la sua erezione, dura e tesa, si ergeva inaspettatamente.
Filippo fissò la ferita, poi scivolò per un istante sull'erezione di Roberto. Un calore inaspettato gli si diffuse nelle guance. Non era la prima volta che vedeva Roberto nudo, in un certo senso. Negli spogliatoi, certo, ma mai così, così esposto, così indifeso. E mai con quel membro teso che sembrava gridare la sua presenza.
«Cazzo, Roberto...» la voce di Filippo era un sussurro rauco. Prese la bottiglietta di disinfettante. «Ti brucerà da morire.»
«Fallo e basta.» Roberto strinse i pugni, le nocche bianche.
Filippo versò il liquido sulla ferita. Roberto urlò, un suono gutturale, spezzato, che si disperse tra gli alberi. Il suo corpo si inarcò, i muscoli contratti.
«Ahhh! Cazzo! Fa male! Fa un male cane!» Roberto respirava a fatica, il sudore gli imperlava la fronte.
Filippo gli tenne ferma la coscia, il suo sguardo fisso sul volto di Roberto, cercando di trasmettergli forza.
«Resisti. È quasi finito. Devo pulire bene.»
Continuò a versare, pulendo via il sangue e la terra, rivelando la carne viva. Era un taglio netto, quasi chirurgico nella sua precisione, ma dannatamente lungo.
«Sembra... sembra non sia gravissimo.» Filippo parlava più a se stesso che a Roberto. Prese le garze sterili e iniziò a tamponare delicatamente. Ogni tocco era una fitta per Roberto, che si mordeva il labbro inferiore fino a farlo sanguinare.
«Poteva andare peggio. Molto peggio.» Filippo lo guardò negli occhi, un barlume di sollievo che si mescolava alla preoccupazione. «Ora devo fasciarti. Ti senti di muoverti?»
Roberto scosse la testa. «No. Le gambe mi tremano. E... e mi gira la testa.»
Filippo annuì. «Ok. Resta qui. Ti fascio e poi vediamo come portarti al furgone.»
Iniziò ad avvolgere la ferita con le garze, poi con la benda elastica, stringendo quel tanto che bastava per tenere tutto fermo, ma senza bloccare la circolazione. Il suo tocco era diventato più sicuro, più delicato. Le sue dita sfioravano la pelle nuda di Roberto, la sensazione calda e morbida sotto i polpastrelli.
Mentre avvolgeva la coscia, le sue dita indugiarono per un istante sulla pelle sopra il ginocchio, poi risalirono lungo la banda di garza che copriva il taglio. Il suo sguardo, nonostante i suoi sforzi per concentrarsi solo sulla medicazione, continuava a scivolare verso il bacino di Roberto, verso l'erezione che si ergeva con una sfida quasi insolente. Il suo membro era grosso, ben formato, con la testa lucida e leggermente più scura. Il suo scroto, con i testicoli pesanti, pendeva morbido, un contrasto con la rigidità del pene.
Roberto, seppur nel dolore, percepiva lo sguardo di Filippo. Il suo corpo era in fiamme, non solo per la ferita. La vergogna di essere nudo, così esposto, si mescolava a un'altra sensazione, più sottile, più proibita. Il suo membro pulsava, non solo per l'adrenalina.
«Filippo...» la sua voce era roca.
«Shhh. Quasi finito.» Filippo non alzò lo sguardo, le sue dita continuavano a lavorare sulla fasciatura. Ma il suo respiro era diventato più rapido, un leggero fischio tra i denti.
Quando la fasciatura fu completa, bianca e pulita, a contrasto con la pelle ancora sporca di terra e sudore di Roberto, Filippo si tirò indietro.
«Ok. Dovrebbe tenere.» Si alzò, poi si inginocchiò di fronte a Roberto, i loro volti quasi alla stessa altezza. Il suo sguardo non era più sulla ferita, ma sul viso di Roberto, e poi di nuovo, inevitabilmente, sul suo membro.
«Hai freddo?» chiese Filippo, la sua voce ora un po' meno professionale, un po' più incerta.
Roberto scosse la testa. «No. Ho caldo. E... e sono un po' intontito.»
I loro occhi si incontrarono. C'era qualcosa di diverso nell'aria, qualcosa di inespresso, un'elettricità che non aveva nulla a che fare con il dolore o la paura. La foresta intorno a loro sembrava farsi più silenziosa, in attesa.
«Dobbiamo andare in ospedale.» Filippo si schiarì la gola.
«Lo so.» Roberto, nonostante la ferita, sentiva il desiderio bruciare dentro di lui, acuito dalla vicinanza di Filippo, dal suo tocco, dal suo sguardo. La vulnerabilità del momento aveva aperto una crepa, rivelando sentimenti a lungo repressi. «Ma... ma prima...»
Roberto allungò una mano tremante e afferrò il braccio di Filippo. La sua pelle era calda, leggermente sudata. Filippo non si ritrasse. Anzi, si lasciò tirare un po' più vicino. I loro volti erano ora a pochi centimetri di distanza. Il respiro di Filippo gli solleticava le labbra.
«Prima cosa?» Filippo quasi sussurrò.
«Filippo...» Roberto, la voce strozzata, si sporse in avanti e premette le sue labbra contro quelle di Filippo.
Il bacio fu incerto all'inizio, un tocco timido, quasi interrogativo. Poi, Roberto, con un gemito, approfondì il bacio. Le sue labbra si aprirono, invitando. Filippo rispose, una fiammata che gli corse per tutto il corpo. Le sue mani si posarono sui fianchi di Roberto, accarezzando la pelle nuda e sudata.
Le lingue si incontrarono, si sfiorarono, si intrecciarono con una fame inaspettata. Il sapore del sudore, della paura, del desiderio. Roberto tirò Filippo più vicino, le sue dita affondarono nella maglietta di Filippo, stringendola. La sua bocca si mosse con urgenza contro quella di Filippo, succhiando, mordicchiando, esplorando.
Filippo gemette nel bacio, un suono basso e gutturale. Le sue mani si mossero verso il petto di Roberto, accarezzando i muscoli tesi, poi scesero lungo l'addome, fermandosi proprio sopra il bacino, sfiorando la base del membro eretto. Roberto sussultò, un brivido gli percorse la schiena.
«Filippo...» Roberto si staccò un attimo, il respiro affannoso, gli occhi lucidi. «Non... non riesco ad alzarmi.»
«Non importa.» Filippo gli baciò la guancia, poi il collo, scendendo con la bocca verso la spalla, sfiorando con la lingua la pelle salata. «Restiamo qui.»
Filippo si inginocchiò di nuovo, posizionandosi tra le gambe di Roberto, le sue ginocchia che premevano delicatamente contro la parte interna delle cosce di Roberto. Il membro di Roberto, duro e pulsante, era proprio di fronte al suo volto. Filippo lo guardò, gli occhi scuri che riflettevano il desiderio.
«Sei così bello, Roberto.»
Roberto si sentiva avvampare. La ferita pulsava, ma il dolore era ora una sensazione lontana, offuscata da un'ondata di piacere.
Filippo allungò una mano e prese il membro di Roberto tra le dita, accarezzando la pelle liscia e tesa. Roberto gemette, chiudendo gli occhi. Il tocco di Filippo era delicato ma fermo, un'esplorazione lenta e sensuale. Filippo fece scivolare la sua mano lungo tutta la lunghezza del pene, dalla base alla punta, sentendo la pelle calda e vellutata sotto i polpastrelli. La sua erezione era imponente, una prova tangibile del desiderio che li stava travolgendo. La testa del pene, umida e lucida, brillava sotto il sole che filtrava.
Filippo si chinò in avanti, le labbra socchiuse, e sfiorò la punta del membro di Roberto con la lingua. Roberto si inarcò, un gemito profondo che gli strappò dal petto.
«Oh... cazzo... Filippo...»
Filippo si mosse lentamente, la sua lingua calda e umida che accarezzava la corona del glande, poi scendeva lungo il fusto, umettando la pelle, assaporando il gusto salato e muschiato. Roberto ansimava, le sue mani affondate nei capelli di Filippo, tirandoli delicatamente. Le sue dita si muovevano con una fame crescente, accarezzando la nuca di Filippo, sentendo il calore della sua pelle.
Filippo prese in bocca il glande, tirandolo delicatamente con le labbra, succhiando con una dolcezza sorprendente. Roberto si sentiva esplodere, la tensione che si accumulava nel suo basso ventre. Il movimento della bocca di Filippo era esperto, una danza di lingua e labbra che lo portava sull'orlo del baratro. Sentiva il calore del respiro di Filippo sul suo scroto, la sensazione che gli faceva venire la pelle d'oca. Le sue palle si strinsero, tirando i testicoli verso l'alto.
«Più... più forte...» Roberto sussurrò, la voce quasi inudibile.
Filippo obbedì, la sua bocca si aprì di più, inghiottendo una parte maggiore del membro di Roberto. Si mosse su e giù, con un ritmo lento e costante, il suono umido e schioccante che riempiva l'aria. Roberto chiuse gli occhi, abbandonandosi completamente alla sensazione. La sua testa era reclinata all'indietro, i muscoli del collo tesi. Sentiva il suo corpo vibrare, ogni nervo teso, ogni fibra che gridava per più.
Filippo continuò, la sua gola che lavorava, inghiottendo il membro di Roberto quasi fino alla base. Il sapore era intenso, maschile, eccitante. Sentiva la pulsazione del pene di Roberto contro la sua lingua, la sua bocca, un ritmo che si sincronizzava con il battito del suo cuore. Ogni movimento era un'arte, una promessa di piacere. Il suo naso sfiorava i peli pubici di Roberto, l'odore muschiato che lo inebriava.
Roberto si sentiva sempre più vicino al culmine. Le sue gambe tremavano, la ferita pulsava ancora, ma era un dolore dolce, un promemoria della sua vulnerabilità, che lo rendeva ancora più sensibile al piacere.
«Filippo... vengo...» Roberto ansimò, la sua voce spezzata.
Filippo accelerò il ritmo, tirando e succhiando con maggiore intensità. Roberto si inarcò, un grido strozzato gli sfuggì dalle labbra mentre il suo corpo si contraeva. Un getto caldo e denso eruttò dal suo pene, riempiendo la bocca di Filippo. Filippo inghiottì, assaporando ogni goccia, il sapore salato e ferroso che gli riempiva la bocca. Roberto si lasciò cadere all'indietro, il respiro affannoso, il corpo scosso da spasmi.
Filippo si staccò, le labbra lucide, gli occhi che brillavano di desiderio. Si pulì la bocca con il dorso della mano, poi guardò Roberto, un sorriso dolce sulle labbra.
«Tutto bene?»
Roberto annuì, esausto ma incredibilmente appagato. «Sì... sì, tutto bene.»
Filippo si spogliò rapidamente, i suoi vestiti che cadevano in un mucchio disordinato accanto a quelli insanguinati di Roberto. Il suo corpo era asciutto e tonico, con muscoli definiti ma non eccessivi. La sua erezione era già forte, tesa e dritta, con la testa arrotondata e leggermente arrossata. Anche il suo scroto pendeva pesante, i testicoli che si muovevano delicatamente ad ogni suo passo.
Si inginocchiò di nuovo tra le gambe di Roberto, il suo corpo nudo contro quello di Roberto. Il contatto delle loro pelli era elettrizzante, un calore che si propagava in ogni fibra.
«Ora tocca a me.» Filippo sussurrò, le sue mani che accarezzavano i fianchi di Roberto, poi scendevano verso le sue cosce, evitando la fasciatura.
Roberto gemette, le sue mani che si mossero per afferrare il membro di Filippo. Lo prese tra le dita, sentendo la sua durezza, la sua temperatura. Iniziò a muovere la mano su e giù, con un ritmo lento e sensuale, accarezzando la pelle liscia e tesa.
Filippo chiuse gli occhi, la sua testa reclinata all'indietro, un sospiro profondo che gli sfuggì dalle labbra. Il tocco di Roberto era diverso, più ruvido ma non meno eccitante. Sentiva le dita di Roberto che gli stringevano il fusto, la sua mano che scendeva fino alla base, poi risaliva, la sua erezione che pulsava sotto la stretta. Roberto si sporse in avanti e baciò Filippo, un bacio lungo e profondo, le loro lingue che si intrecciavano di nuovo, assaporando il gusto del sesso appena consumato.
«Voglio sentirti dentro.» Roberto sussurrò contro le labbra di Filippo.
Filippo si staccò dal bacio, i suoi occhi che brillavano di desiderio. Si posizionò sopra Roberto, che era ancora seduto a terra, le gambe leggermente divaricate. Filippo si mise in ginocchio tra le gambe di Roberto, posizionando il suo membro proprio davanti all'apertura anale di Roberto.
«Sei pronto?» Filippo chiese, la sua voce roca.
Roberto annuì, il suo corpo che tremava leggermente. «Sì. Vai.»
Filippo sputò un po' di saliva sulla punta del suo membro, poi premette delicatamente contro l'apertura di Roberto. Roberto gemette, un suono teso. Filippo spinse lentamente, sentendo la resistenza dei muscoli di Roberto.
«Respira, Roberto. Rilassati.»
Roberto fece un respiro profondo, cercando di rilassare i muscoli. Filippo spinse ancora un po', la punta del suo membro che penetrava lentamente. La sensazione era intensa, una pressione che si trasformava lentamente in piacere.
«Ah... cazzo...» Roberto stringeva i denti.
Filippo continuò a spingere, lentamente, pollice dopo pollice. Sentiva i muscoli di Roberto che si adattavano al suo membro, che si aprivano per accoglierlo. Il suo pene, caldo e duro, si faceva strada, un'invasione dolce e inesorabile. Il suono di un leggero schiocco riempì l'aria mentre il suo membro penetrava più a fondo.
«Sei così stretto.» Filippo ansimò.
Roberto gemette, sentendo il membro di Filippo che si faceva strada, spingendo lentamente, quasi dolorosamente, ma con un piacere che cresceva ad ogni millimetro. Sentiva la sua pancia che si riempiva, una sensazione di pienezza e di invasione. Il suo ano si adattava, si apriva, accogliendo la virilità di Filippo.
Finalmente, Filippo fu completamente dentro. Roberto si inarcò, un grido di piacere che gli sfuggì dalle labbra. Il suo corpo tremava, i muscoli tesi. Le loro pelli erano sudate, scivolose.
«Ahhh... Filippo...» Roberto ansimava, le sue mani che si stringevano intorno ai fianchi di Filippo, tirandolo più vicino.
Filippo si mosse lentamente all'inizio, un leggero ondeggiare dei fianchi, sentendo il calore e la stretta di Roberto intorno al suo membro. Ogni movimento era un piacere squisito, un'esplorazione lenta e sensuale. Il suono dei loro corpi che si univano era un gemito umido, un leggero schiocco che si mescolava al fruscio delle foglie.
«Sei fantastico.» Filippo sussurrò, le sue labbra che accarezzavano il collo di Roberto.
Roberto rispose con un gemito, le sue gambe che si stringevano intorno ai fianchi di Filippo, tirandolo più in profondità. La sua ferita pulsava, ma il dolore era ora un'eco lontana, sopraffatta dall'ondata di piacere che lo travolgeva.
Filippo aumentò il ritmo, le sue spinte che diventavano più profonde, più veloci. Il suo bacino si muoveva con forza, spingendo il suo membro dentro e fuori dal corpo di Roberto. Il suono dei loro corpi che si univano era più forte ora, un umido schiocco e uno strusciare di pelle. Roberto gemeva, la sua voce che si perdeva in un mix di piacere e ansimi. I suoi testicoli, pesanti, schiaffeggiavano dolcemente la pelle di Roberto ad ogni spinta.
«Sì... così... Filippo...» Roberto si stringeva a Filippo, le sue unghie che graffiavano leggermente la schiena di Filippo.
Filippo sentiva la tensione crescere dentro di lui. Il suo membro era caldo e pulsante, la sensazione di Roberto intorno a lui era incredibile. La sua schiena si inarcava, i suoi muscoli tesi. Il suo respiro era affannoso, i suoi capelli appiccicati alla fronte per il sudore.
Filippo si spinse ancora più a fondo, sentendo il suo membro che premeva contro la prostata di Roberto. Roberto gridò, un suono acuto di puro piacere.
«Oh! Sì! Lì! Lì, Filippo!»
Filippo trovò il punto, e continuò a spingere con forza, ogni spinta che colpiva quel punto sensibile. Roberto si sentiva esplodere, il suo corpo che si contraeva in spasmi.
«Vengo! Filippo, vengo!» Roberto urlò, la sua voce che si perdeva tra gli alberi.
Filippo sentiva anche lui il culmine avvicinarsi. Il suo corpo si tendeva, i suoi muscoli si contraevano. Con un'ultima spinta profonda, un gemito rauco gli sfuggì dalle labbra mentre il suo corpo si inarcava. Un getto caldo e denso eruttò dal suo membro, riempiendo il corpo di Roberto. Sentiva il suo sperma che si riversava dentro Roberto, una sensazione di pienezza e di liberazione.
Roberto si sentiva riempire, il calore del seme di Filippo che si espandeva dentro di lui. Il suo corpo tremava, scosso da spasmi. Si aggrappò a Filippo, le sue braccia che lo stringevano forte.
Filippo si lasciò cadere su Roberto, il suo corpo pesante e caldo. Rimasero così per un lungo momento, i loro respiri affannosi che si mescolavano, il battito dei loro cuori che si sincronizzava. Il silenzio della foresta era ora un abbraccio, un testimone muto di ciò che era accaduto.
Dopo qualche minuto, Filippo si mosse, tirando fuori il suo membro, umido e lucido, dal corpo di Roberto. Roberto gemette, una sensazione di vuoto che si mescolava al piacere.
Filippo si sdraiò accanto a Roberto, i loro corpi nudi e sudati che si toccavano. Roberto si voltò su un fianco, nonostante la ferita, e appoggiò la testa sulla spalla di Filippo.
«Dobbiamo andare, adesso.» Filippo sussurrò, accarezzando i capelli di Roberto.
Roberto annuì, esausto ma con un sorriso sulle labbra. «Sì. Adesso andiamo.»
Filippo lo aiutò ad alzarsi, lentamente, con delicatezza. Roberto si vestì con i vestiti sporchi di sangue, ma la fasciatura teneva. Filippo si rivestì in fretta. Poi, con l'aiuto di Filippo, Roberto zoppicò fino al furgone. Il viaggio verso l'ospedale sarebbe stato lungo, ma ora, in quel momento, non erano più solo due muratori su un cantiere. Erano due uomini che avevano scoperto qualcosa di inaspettato, di profondo, in mezzo al dolore e al desiderio.
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